Solidarietà alle popolazioni terremotate: quale contributo dal nostro Ateneo?

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  • #388
    AvatarEnrico Fornoni
    Partecipante

    Sono certo che nessuno, nella nostra comunità, sia rimasto indifferente ai lutti ed alle sofferenze provocate dal terremoto del 24 agosto, in alcune aree del centro Italia.

    Penso che diffuso sia anche lo sgomento al pensiero che una gestione diversa del rischio sismico avrebbe potuto evitare molte distruzioni e salvare molte vite.

    Nella RSU ci siamo chiesti se, come già avvenuto in altre analoghe occasioni, sia utile proporre un’attivazione della nostra comunità in solidarietà alle popolazioni colpite (sollecitazioni in tal senso sono subito arrivate dalla componente studentesca).

    I pareri in questo caso sono i più diversi, come può succedere.

    Mi sembra utile utilizzare questo spazio sul sito (finora rimasto piuttosto in ombra) per proporre questo come tema di discussione tra le colleghe ed i colleghi iscritti.

    Apro la discussione proponendo una mia personale visione.

    Mi piacerebbe che venisse verificata innanzitutto la fattibilità di questa ipotesi: proporre alle autorità nazionali di coordinamento degli interventi un progetto gestito in modo diretto dall’Ateneo, valorizzando le competenze disponibili nell’area ingegneristica (o eventualmente anche in altre aree scientifiche).
    Un progetto che potrebbe essere a carico in parte del bilancio dell’ateneo ed in parte di una sottoscrizione nella comunità universitaria e che presenterebbe il vantaggio di stabilire una maggiore vicinanza tra i donatori ed i destinatari dell’intervento, con un senso diverso di partecipazione ed una garanzia più diretta sul buon uso delle risorse raccolte.
    (Oltre al vantaggio – certamente secondario, ma non per questo disprezzabile – di valorizzare e promuovere capacità presenti in Ateneo.)

    Attenzione: ho parlato di una verifica di fattibilità, non d’altro.
    Non sono infatti in grado di dire quanto quest’idea sia realistica, alla nostra portata.

    Ma per qualcuno quest’ipotesi potrebbe non risultare affatto interessante, ed allora non varrebbe la pena perdere tempo in verifiche di sorta.

    Quali opzioni alternative potrebbero essere più interessanti?

    L’adesione come unibs ad una delle molte sottoscrizioni già promosse da diversi soggetti?
    Come scegliere tra le molte?

    O addirittura non serve promuovere nulla a livello comunitario, lasciando che ciascuno individualmente individui il canale ritenuto più idoneo per far pervenire, eventualmente, il proprio contributo solidale?

    Abbiamo questo spazio di discussione.
    Se qualcuno volesse usarlo per dire la propria opinione … a mio avviso potrebbe essere una discussione interessante.

    Enrico Fornoni

    #389
    AvatarGiuseppe David
    Partecipante

    In occasioni come queste è difficile non cadere nella retorica dei buoni sentimenti, eppure qualcosa bisogna dirla, o tanto meglio farla.
    Per questo provo a dire la mia sulle proposte e gli interrogativi posti da Enrico. Parto dal fondo.

    Penso che ognuno possa, se lo ritiene, aderire alla solidarietà verso le popolazioni colpite dal sisma passando dai canali che ritiene più utili e di cui maggiormente si fida.

    Vedrei sicuramente come positiva l’adesione del nostro ateneo ad una campagna già avviata.

    Ma non posso non riflettere su un aspetto che trovo fondamentale: dove e come vengono spesi i soldi, che attraverso i canali più disparati scivolano attraverso il fiume della solidarietà.

    Per questo l’idea di un impegno diretto della nostra comunità universitaria mi sembra possa rispondere positivamente all’incertezza legata alla destinazione effettiva dei fondi a favore delle popolazioni terremotate.

    Penso che si avrebbe l’occasione di far uscire tante competenze dal guscio dell’accademia per spostarle sul campo dei bisogno immediati delle popolazioni colpite dal sisma.

    Ciao,
    Giuseppe.

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