Rispondi a: Un sincero grazie ad Enrico

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AvatarEnrico Fornoni
Partecipante

Ti ringrazio a mia volta, Alberto.

Mi sembra utile cogliere questa occasione per qualche considerazione.

Io mi son fatto una regola di confrontarmi con tutti sul merito delle questioni, evitando ogni strumentalità, nel doppio senso: di non prendere posizioni strumentali da parte mia, ma anche di fare il possibile per non cadere in discussioni mistificate alla base, quando hanno come presupposto posizioni strumentali assunte da altri.

Questa è la mia visione dal punto di vista del metodo.
E così mi viene da chiedermi dove stia la diversità delle nostre “visioni sindacali”.
Spesso mi sono trovato d’accordo con te; qualche volta no. Ma da parte mia non saprei indicare una diversità di visione di fondo.

Mi chiedo se tu non ti riferisca alla mia iscrizione alla CGIL, ed allora ne approfitto per dire 2 parole su questo.
In CGIL mi sento spesso considerato un eretico.
Fuori dalla CGIL mi succede qualche volta o spesso di essere appiattito sulla mia appartenenza CGIL, quasi fossi uomo d’apparato o comunque portatore di logiche che io non condivido e contro cui in CGIL cerco di andare, quando è necessario, anche pagando qualche prezzo …

Non la più comoda delle posizioni la mia … e tuttavia forse non ne saprei occupare altre, volendo sempre stare sul merito delle questioni, rifiutando logiche di schieramento di altro tipo. E continuando a ritenere che un sindacato serva e che quello che è stato di Di Vittorio e di Trentin (e di molti altri/e compagni/e mai diventati famosi ma che nondimeno hanno portato avanti con dedizione i valori della solidarietà e della giustizia sociale … di qualcuno potrei fare i nomi, ma sarebbe inutile non essendo famosi …), continuando a ritenere, dicevo, che questo sindacato possa essere ancor oggi un luogo per un’azione sindacale seria ed onesta, nonostante i tanti limiti e le molte fatiche aggiuntive che ne derivano.

Di fatto, con tutte le contraddizioni del caso, è dal comitato iscritte/i CGIL di unibs che sono venuti molti degli impulsi per quel cambio di rotta per cui anche tu esprimi apprezzamento. Certo: bisognava volerlo fare e lavorare duro; noi l’abbiamo voluto e l’abbiamo fatto.
Del resto io non conosco organizzazioni perfette. Ma questo non dev’essere certo un alibi per farsi andar bene quello che bene non può andare … e mi pare di averne dato prova …
Ma mi fermo qui!

Mi auguri, caro Alberto, di tirare un po’ il fiato. Grazie di nuovo. Ne ho bisogno. E so che il tuo augurio è assolutamente sincero.
Ma permettimi di fare un piccolo/grande slittamento dal piano umano a quello politico.
Io spero davvero di trovare un diverso respiro, e con quello di riuscire a portare ancora dei contributi per il molto lavoro che a mio avviso bisogna fare.
Ma mi auguro soprattutto che un diverso respiro lo sappiamo trovare collettivamente, come lavoratori e lavoratrici unibs, magari in dialogo anche con studenti e docenti, perché no?

Ed in fondo, alla fin fine, e di nuovo, è quest’ultimo il punto per me davvero centrale.
Ma forse provare a fare un po’ di chiarezza anche sul ruolo della CGIL non é secondario per trovare un nuovo respiro collettivo. Per questo mi è venuto di parlarne.
Cari saluti e grazie a chi è arrivato a leggere fin qui. A presto. Enrico

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