Esposizioni al gas radon in ambienti indoor

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  • Data di Pubblicazione 4 Luglio 2016
  • Ultimo aggiornamento 4 Luglio 2016

Esposizioni al gas radon in ambienti indoor

La problematica del radon indoor è da anni ampiamente studiata e discussa a livello mondiale e, nel tempo, le strategie per la tutela della salute pubblica dalle esposizioni a gas radon sono state modulate in relazione alle conoscenze scientifiche all’epoca note.
Nel passato, infatti, l’attenzione era posta sulla riduzione delle esposizioni a concentrazione di gas radon elevati. In effetti le stime di rischio di contrarre un tumore polmonare erano basate, fino a pochi anni fa, principalmente su studi epidemiologici che coinvolgevano gruppi di lavoratori di miniere sotterranee di uranio caratterizzate da valori molto alti di concentrazione di gas radon.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ( IARC ), organizzazione tecnico scientifica dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità ( OMS ), già dagli anni 90’, ha classificato il gas radon tra i cancerogeni accertati del gruppo I, per i quali vi è massima evidenza di cancerogenicità, fornendo indicazioni circa la necessità di intervenire sulle concentrazioni elevate di gas radon.
Tali informazioni, estrapolate per valori di concentrazione più bassi, hanno permesso l’emanazione delle prime Direttive Europee e del D. Lgs 241/00 che ha introdotto, in Italia, la regolamentazione del rischio radon nei luoghi di lavoro.

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